Un percorso di coaching è prima di tutto una relazione umana che aiuta a conoscersi e a comprendere il modo abituale in cui ogni persona funziona e come è possibile, prima ancora di pensare ad un obiettivo esterno, trasformare il proprio mindset riguardante la rappresentazione di noi stessi e della vita.

Un coach può aiutare i suoi clienti a incontrare le proprie contraddizioni, questo quando sono verbalizzate, quando i comportamenti lo dimostrano. Diversamente abbiamo bisogno di affinare l’intuizione quando le contraddizioni sono intrinseche.

Si, perché spesso le nostre contraddizioni sono intrinseche e quindi non disponibili alla consapevolezza. Accompagnare i nostri coachee alla consapevolezza attraverso l’osservazione, l’ascolto, il distacco, sono passaggi che vanno ben oltre il raggiungimento di un obiettivo. E’ apprendere conoscenza dei nostri pensieri e di ciò che alimentiamo.

Quando i nostri pensieri vanno nella direzione opposta allo spirito realizzativo e non poniamo attenzione a questo automatismo rischiamo di demoralizzarci e attribuire l’insuccesso del risultato identificandoci con lo stesso. Come ricorda Gilbert (1989) in assenza di informazioni, tendiamo a giustificare l’evento come un fatto disposizionale piuttosto che situazionale e quindi transitorio e circoscritto.

Come può un coach aiutare il suo cliente a riconoscere questi apprendimenti impliciti?
In che modo il coach può allenare ad uno sguardo attento, osservatore, distaccato e sopratutto non giudicante?

La Mindfulness nel Coaching è un’alleata preziosa per conoscere dove si posiziona la nostra energia, dove dirigiamo inconsapevolmente la rotta e da dove realmente attingiamo “forza di volontà” realizzativa. Ma anche per agire, agire l’intenzione potente che nasce dal nuovo.

Il coachee ha bisogno di osservarsi finché agisce. “Andare verso” è una sua responsabilità; andarci sapendo che non è solo a “vedere” il suo movimento, ma il coach è li per testimoniare che può farcela. Questo ha un effetto domino fortissimo su tutte le successive azioni.

Alcune domande che facciamo ai leader e ai coachee con cui lavoriamo sono:

  • Da che parte stai andando?
  • Di quali pensieri ti stai servendo?
  • Ti sono utili allo scopo che ti prefiggi?
  • Cosa puoi dire a loro per congedarti e lasciarli andare al loro destino?
  • In cosa di diverso possono cambiare per sostenerti realmente?

Identificarsi con sentimenti e risonanze a bassa energia di cambiamento, rimuginare, riportare il pensiero all’insuccesso di un momento, totalizzare l’esperienza perdendo di vista ogni dettaglio diverso è una tentazione a cui tendiamo senza un reale beneficio. Al contrario colpevolizzarci perché nonostante tutto il nostro allenamento e la nostra attenzione non si vedono miglioramenti, è un modo per perdere fiducia e “piantare” inconsciamente il seme della rinuncia.

La pratica Mindfulness nel Coaching permette al coachee di auto-osservare e ascoltare ogni risonanza che arrivi da forme di pensiero, emozioni, sensazioni corporee a sostegno del viaggio intrapreso. Iniziare il dialogo esprimendo naturalmente (senza razionalizzare o spiegare) quanto sta accadendo dentro e fuori di sé permette di individuare lo stato A della sessione.

Muoversi nel TGROW portando il corpo a sciogliere convinzioni, tensioni, emozioni attraverso lo scarico verbale e stare in presenza del nuovo stato aiuta il coachee a osservare e energizzare una nuova dimensione dell’essere. Con la Mindfulness applicata al Coaching abbiamo occasione di rinforzare il nostro Essere, di attingerne la fiducia che attiva la Volontà Buona e rimanere connessi per lo sviluppo della dimensione Transpersonale.

Il dono più grande che la Mindfulness può portare al Coaching è la gentilezza nell’onorare il percorso di cambiamento. La pratica del non giudizio mitica l’ego che nel coaching spesso vuole prendere il sopravvento attraverso le domande di “verifica”. Cambia tutto quando le domande sono poste con l’Arte della gentilezza. Anche il coachee impara le qualità della determinazione unite all’accoglienza del possibile concedendosi uno sguardo compassionevole e incoraggiante.

Sharon Salzberg, consulente americana e trainer di Mindfulness sostiene una vera campagna di informazione su quanto una pratica quotidiana, anche di 10 minuti, rivolta a se stessi accompagnata da pensieri intenzionali amorevoli possa influenzare il benessere, la resilienza, la reattività e la disponibilità ad accettare meglio l’imprevisto.

Nel percorso verso un obiettivo non sono pochi i momenti dove dubbi, timori, stati d’animo alterati creano ansia, fretta, giudizio. Ammorbidire i toni assumendo un’osservazione distaccata che rimane curiosa del divenire arricchisce la relazione di coaching che assume un valore ancora più grande perché fa esplorare e incontrare gli atteggiamenti utili a mantenere apertura e fiducia nel processo di cambiamento che sempre più ci porta a ricercare risorse nell’Essere piuttosto che nel Fare. Il coach danza con il coachee ponendosi ad un ascolto che possiede intensità e ritmi diversi a seconda di quanta consapevolezza emerge nello stesso durante il suo percorso verso il cambiamento. Una sessione accompagnata da momenti di mindfulness, fintanto che il dialogo di coaching avviene aiuta il coachee a entrare in confidenza non soltanto con i suoi automatismi bensì con ciò che inconsapevolmente seleziona, privandosi di creatività, curiosità e immaginazione che sono qualità molto preziose quando diventano alleate di percorso.

Bibliografia:

Gilbert(1989) in Psicologia Sociale Palmonari – Cavazza – Rubini, Il Mulino, Bologna
Sharon Salzberg (2014) in Real Happiness at Work: Meditations for Accomplishment, Achievement, and Peace.
Roberto Assagioli (1978) in Atto di Volontà – Edizioni Astrolabio

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